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Scorretti, furbetti, diavoli e santi

Nel rutilante mondo della ristorazione ci sono tante cose che non vanno e che non ci piacciono.
Non ci piacciano gli scorretti i furbetti e ne tantomeno chi trascende la legge e ne impone un’altra con la forza.

Cominciamo con gli scorretti: il caso dello spot Mc Donald’smcdonald.jpg
Nell’editoriale del numero di Pizza&core che avete fra le mani abbiamo toccato, seppur fugacemente, la poco corretta e tantomeno edificante modalità con la quale il  colosso della ristorazione mondiale fa pubblicità per proporre i suoi prodotti. Lo fa dall’alto della sua protervia e dei milioni di dollari che ha nel cassetto sminuendo e deridendo altri cibi, nello specifico la pizza.
Molte e assolutamente giustificate sono state le polemiche contro lo spot televisivo nel quale si chiede a un ragazzino, nel contesto di una pizzeria, cosa desiderasse che gli si servisse. Il bambino risponde “Happy Meal!”
Cosa ha voluto dire con questo spot la Mc Donald’s? Che l’Happy Meal è meglio della pizza?
Bel coraggio: ma probabilmente l’obiettivo è quello di acchiappare i tanti consumatori e amanti della pizza in Italia, per trasformarli in altrettanti voraci mangiatori di hamburger congelato.
Dal punto di vista del mercato e della libera concorrenza è un’aspirazione legittima, ma è corretto sminuire un altro cibo, far intendere che non ha valore, per proporne un altro che già a chiamare cibo si fa fatica?
Da cosa è dato il valore di un cibo? Il tempo che passa congelato, la lunghezza del percorso che compie prima di finire nello stomaco del consumatore, dall’industrializzazione del suo processo, oppure dallo smarrimento delle sue radici, la dissolvenza della sua anima venduta al marketing e alla pubblicità?
Tutto questo non fa il valore del cibo. Sono punti di vista, d’accordo, ma per favore non veniteci a scassare la pizza.

margherita-italia.jpgI furbetti: la pizza surgelata spinta da Coldiretti
Poi è chiaro c’è pizza e pizza: lo sappiamo bene. Solitamente la pizza si suddivide in due categorie: la pizza che è buona e quella che non lo è. Però possiamo dire che ci sta da una parte la pizza artigianale, quella prodotta dal lavoro e dalla passione di migliaia di pizzaioli e dall’atra quella industriale, prodotta da milioni di macchine e catene di confezionamento.
Però ci fa specie apprendere dell’iniziativa della Coldiretti con tanto di conferenza stampa e rilancio su tutti i giornali e le televisioni che da oggi la pizza surgelata sarà certificata e sarà fatta solo con prodotti autenticamente italiani.
Non abbiamo nulla contro la pizza surgelata venduta negli ipermercati, un mercato in continua crescita del resto, ma abbiamo da ridire sul fatto che si lascia intendere che la pizza industriale fatta solo con prodotti (farina, pomodoro e mozzarella) assolutamente italiani è buona e garantita: mentre il resto?
Quelle artigianali ad esempio, forse non si sa con cosa sono impastate e con cosa sono farcite?
Il messaggio subdolo è questo: la pizza industriale dà più garanzie ai consumatori, meglio non frequentare le pizzerie, non sappiamo quello che succede in quei locali. Anzi sì, forse lo sappiamo, basta andarsi a rivedere la famosa puntata di Report dove pizza artigianale e pizzerie sono state massacrate. Come possono rispondere pizzaioli e ristoratori italiani a questa mossa da furbetti? La strada è una sola: devono sempre e nel modo più completo informare i loro clienti, dirgli, comunicargli,  essere quanto più possibili trasparenti sui prodotti che usano, la loro provenienza e le modalità di utilizzo. Basta poco, anche una pagina del menù. Molti ristoratori e pizzaioli già lo fanno e ciò sicuramente gli giova. Il ristoratore può e deve garantire i propri clienti e il modo migliore per conquistarli e fidelizzarli.

I diavoli: “Risto criminal”riciclaggio.jpg
L’ultimo spunto polemico riguarda un’altra notizia molto, molto più inquietante. Si stima che sono almeno 5.000 i locali della ristorazione nelle mani della mafia e della criminalità in Italia, dal bar ai ristoranti di lusso, fatturano in Italia un importo di 15,4 miliardi in un anno e registrano una crescita del 10%. Per loro non c’è crisi e possiamo anche dire che non c’è concorrenza (potendo contare sull’enorme disponibilità di liquidità di chi gestisce questi locali). Acquisendo e gestendo direttamente o indirettamente gli esercizi ristorativi come coperture, le organizzazioni criminali riciclano il denaro frutto di attività illecite. Purtroppo oggi in Italia la ristorazione è anche questa.

papa-francesco-2.jpg“I santi”: la storia di Papa Francesco
Fortunatamente ci sono anche tantissime belle storie. Ultimamente quella che più ci ha appassionato (e con cui vogliamo chiudere questa provocazione) è quella che riguarda Papa Francesco il quale, in un’intervista, ha espresso il desiderio di poter uscire dal Vaticano, senza che nessuno lo riconosca, ed entrare “tranquillamente” (testuali parole) in una pizzeria. Lo ha detto alla giornalista messicana Valentina Alazraki. Ma non è sulla tranquillità che vien da interrogarsi, bensì sulla pizzeria: perché una pizzeria? Che cos’è oggi, la voglia di pizza? È la voglia di popolo. Mangiare pizza è una fusione col popolo. In fondo la pizza è un cibo ecumenico, una grande ostia insaporita. Mangiare la pizza in  pizzeria con gli amici è un atto d’amore in un luogo che unisce e dove tutti si è uguali, un luogo che è casa, che è calore, che è vita.

 

Giuseppe ROTOLO


15/06/2015

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