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Ristorazione a zero tasse nel teatrino Italia

Dove i poveri fessi che ci mettono una vita per mettere su un impresa, sgobbano come muli, lottano contro la burocrazia e tengono in piedi con il loro lavoro questo teatrino chiamato Italia dove il paradosso e le contraddizioni sono sempre di scena.

 

In questo teatrino chiamato Italia ogni giorno vanno in scena delle incredibili commedie la cui trama è caratterizzata da un fattore tipicamente italiano, il paradosso. Il paradosso che vogliamo raccontare è quello dei due pesi e due misure che ultimamente stanno discriminando il mercato della ristorazione dove, un povero pizzaiolo e/o ristoratore per aprire un locale deve almeno metterci un anno di tempo fra i permessi e le autorizzazioni più disparate, per poi diventare oggetto privilegiato di controlli e controllori che vanno a trovare il pelo nell’uovo, e con l’agenzia delle entrate che comincia a spremerlo di tasse sin dal primo giorno che alza la saracinesca. Una sorte infame che, a chi più a chi meno, è toccata a tutti i ristoranti e le pizzerie che lavorano lungo lo stivale.  Il paradosso dove sta? Sta nel fatto che la ristorazione ufficiale è oggetto di mille controlli, mille tasse e relative sanzioni se non paghi sull’unghia, mentre il crescente fenomeno degli home restaurant vive nel sottobosco delle leggi in barba ad imposizioni fiscali e sanitarie, con tanto di scorno e danno agli operatori professionali che per lavorare devono (sottolineiamo devono) lottare contro il mostro burocratico italiano e sottostare a una montagna di regole sotto le quali in talune circostanze finiscono seppelliti. 
Per chi fa da mangiare a pagamento nelle case private invece la vita è facile facile. Niente tasse, niente controlli, home-restaurant-illustrazione.jpgniente di niente. E poi grazie al bombardamento mediatico delle trasmissioni televisive culinarie tutti si sentono irrimediabilmente grandi, anzi grandissimi cuochi e non vedono l’ora di stupire i commensali con preparazioni gastronomiche mai viste e né tantomeno mangiate.
Ed ecco che si apre l’Home Restaurant: zero investimenti, niente licenze, niente controlli e un incasso che oscilla dai 25 ai 50 euro ad personam. Niente male. Se poi non ci paga le tasse (come non le paga) ancora meglio.  E’ vero che intorno al tavolo di casa ci mette al massimo otto, dieci persone, ma vuoi mettere che i soldi gli entrano cash, belli puliti senza dar conto a nessuno? 
Il fenomeno degli Home Restaurant e delle Cesarine in Italia oramai dilaga a vista d’occhio, Il web e i social sono le casse di risonanza di questo fenomeno, tant’è che a gironzolare on line si contano oltre 3000 cuochi e poco meno di 6000 eventi in oltre  1.000 città, 400 invece le Cesarine, dislocate su 150 città, con 27 mila ospiti all’attivo.  Ma i numeratori si aggiornano di continuo. Si tratta, ovviamente, solo di alcuni dati parziali, ma già così si rivelano sufficienti a fugare eventuali, superstiti dubbi sull’entità del fenomeno.
Pur essendo una moda recente, infatti, quella dei ristoranti casalinghi si sta diffondendo a macchia d’olio nella più completa deregulation. D’altronde in Italia non è una novità. La nostra storia è piena di buoi che sono scappati prima che si chiudessero i recinti. 
Comunque dopo tante proteste dei ristoratori ufficiali finalmente il Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) ha rilasciato una risoluzione in cui equipara, senza possibilità di equivoco, l’attività di home restaurant all’attività di somministrazione di cibo e bevande. Richiedendo, pertanto, a questi “nuovi imprenditori” di presentare la Scia (Segnalazione Certificata di Inizio di Attività). L’obiettivo è proprio quello di eliminare ogni sorta di squilibrio e di concorrenza sleale tra un pubblico esercizio tradizionale – tenuto ad attenersi puntualmente alle norme e severamente monitorato nella sua operatività quotidiana – e questi new business che operano in terra di nessuno, ancora scevri da vincoli e controlli in nome del social eating. Però, però il problema resta. Chi deve controllare questo fenomeno abusivo? Asl, Nas, Gaudia di Finanza non saprebbero da che parte cominciare. Dovrebbero fare dei controlli quasi alla cieca, andare porta a porta. Cosa per la quale dovrebbero chiedere il permesso a Bruno Vespa che (dicono) frequenti rinomati e costosi ristoranti casalinghi. Comunque mettiamo il caso che un controllo venga fatto e che il marasciallo dei NAS bussi alla porta di un Home restaurant che gli è stato segnalato: “Buongiorno signora, ha ospiti a cena stasera? Si, degli amici. E cosa cucina di buono? Oh niente di eccezionale, solo un antipasto con pesce spada, salmone marinato al rum e all’arancio con riso giallo e olio all’avocado, poi un primo semplice semplice dei paccheri con gamberi, zucchine e bianchetto di razza. Per il secondo ho previsto un tournedos di manzo con salsa al barolo, patate moneta e flan di carote Vichy. Per il dessert invece improvviserò. Le piace? Gradisce?
Ottimo, ma dove ha imparato quest’arte culinaria?
Me l’ha insegnato l’Antonella Clerici, poi mi sono perfezionata con Master Chef e ho raggiunto l’eccellenza con Ristoranti da incubo. Se vuole favorire stasera, venga pure con la sua signora, faccia pure come fosse cena a casa sua!
No grazie, non posso, sono in servizio, in missione segreta, alla ricerca di chi usa casa propria come un ristorante. Ce ne sono tanti in Italia che non rispettano le regole, ma mai che n’avessi beccato un sul fatto, anzi sul piatto”.

Per concludere
Fra ristoranti in regola a costi di soldi e sacrifici e Home Restaurant che non pagano un euro di tasse e non hanno uno straccio di licenza né permessi sanitari di alcun genere la disparità è evidente, l’ingiustizia palese. Il problema restano i controlli per il rispetto delle leggi che comunque ci sono. La legge n. 287/1991, poi modificata dal decreto legislativo di recepimento della direttiva 2006/123/CE o come le varie leggi regionali. La legge n. 283/1962 che disciplina la produzione e la vendita delle sostanze alimentari e delle disposizioni del codice penale in tema di frodi alimentari (artt. 440, 442, 444 c.p. etc.).  Il tutto ovviamente alla faccia dei poveri fessi che ci mettono una vita per mettere su un impresa, sgobbano come muli, lottano contro la burocrazia e tengono in piedi con il loro lavoro questo teatrino chiamato Italia dove il paradosso e le contraddizioni sono sempre di scena.


11/05/2016

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