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Una pizza per l’umanitą

In tempi non sospetti, circa dieci anni fa, dalle pagine della rivista che avete fra le mani, lanciammo l’idea che la pizza italiana, per storia, cultura e apprezzamento da parte di miliardi di consumatori in tutto il mondo poteva più che degnamente assurgere a “Patrimonio dell’Umanità”.
Da allora non sono mancate altre occasioni per rilanciare il proclama spinti dalle nostre motivazioni sentimentali e considerando che la missione editoriale di Pizza&core, sin dal suo primo numero, gennaio 2003, è sempre stata univoca: scrivere, comunicare, promuovere e alorizzare quella che è la buona  pizza artigianale italiana.
Artigianale significa che in primis la realizzazione della pizza passa dalle mani dell’uomo. Ma non solo: perché quei pizzaioli che fanno il loro mestiere con passione e dedizione, sostengono animatamente che per fare una pizza come Dio comanda occorre anche sentimento e buon gusto. Non c’è dubbio. 
Solo così è possibile realizzare qualcosa che possa lasciare il segno e diventare “indimenticabile” per le papille gustative dei propri clienti.
Chiarito ciò ci ricolleghiamo a una vicenda attualissima che riguarda la richiesta all’Unesco di riconoscere come Patrimonio Immateriale dell’Umanità, l’arte dei pizzaioli napoletani. Per sostenere questa richiesta sono state raccolte migliaia di firme, la domanda è ora sui tavoli della commissione Unesco che dovrebbe rilasciare il suo parere. Nessuno dubita circa il favorevole esito per quello che sarà uno straordinario e importante riconoscimento. Ben venga, ma la pizza, l’arte della buona pizza artigianale, aggiungiamo italiana, non puoi essere solo ad appannaggio dei soli pizzaioli napoletani. Per carità, nessuno discute il fatto che la pizza nella sua composizione originaria, pasta, sugo di pomodoro e mozzarella sia un’intuizione tutta partenopea. Su cibi e pietanze non è l’unica geniale “scoperta”, il “napoletano” ha sempre avuto e tutt’ora ha, una  mente creativa di caratura superiore alla media. A tale proposito abbiamo scritto un libro intero, Napoli e la Pizza, la Storia comincia da qui…dove abbiamo raccontato lo straordinario e affascinante percorso compiuto dalla pizza.
Ma è altrettanto vero che la diffusione in Italia e nel mondo di quella che è diventato uno dei piatti più apprezzati e ricercati, è merito di tantissimi operatori: da semplici pizzaioli, maestri divulgatori, associazioni, fino al prezioso lavoro compiuto dai responsabili di alcuni molini italiani che da anni, oltre ad esportare farine di qualità, esportano anche l’arte della pizza italiana.
Racchiudere quindi l’arte della pizza solo nelle mani dei pizzaioli napoletani potrebbe essere un limite che non renderebbe giustizia a chi napoletano non è, o se volete a chi non usa il metodo, la lavorazione che la pizza napoletana richiede, ma che realizza un prodotto altrettanto buono, gustoso e soprattutto fatto con mani e cuore. E allora l’unica distinzione che si sentiamo di fare, è che la pizza si divide in due sole categorie: quella buona e quella cattiva. Artigianale, ovviamente.
E allora, esulteremo, tutti, quando l’umanità avrà fra i suoi patrimoni immateriali la pizza tout- court, fatta comunque dalle mani dell’uomo dopo averci messo dentro i suoi migliori sentimenti.

Giuseppe Rotolo


08/06/2016

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