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Il racconto del cibo

cameriera.jpgAutorevoli esperti affermano che il successo di un locale, di uno chef o più semplicemente di un ristoratore o di un pizzaiolo, passa attraverso la loro capacità di raccontare la qualità dei prodotti e delle pietanze che servono. Questa metodologia di comunicazione si chiama Storytelling.
Un sistema che usa la narrazione come mezzo per inquadrare gli eventi della realtà (nel nostro caso un buon piatto o un’ottima pizza) e narrarla attraverso una forma emozionale finalizzata a supportare e rafforzare quella che è la realtà e ovviamente ad esaltare la qualità del cibo che si sta fornendo ai propri clienti.
La prima forma di Storytelling legata alla pizza la si deve sicuramente e inconsapevolmente a Raffaele Esposito, pizzaiolo napoletano di fine ‘800 che ebbe la fortuna di sfornare la famosa pizza per la regina Margherita di Savoia: era l’8 Giugno del 1889. Ebbene, in virtù di quell’accadimento il buon Raffaele, insieme alla moglie Rosa Brandi, costruì una storia per i suoi clienti ai quali raccontava l’esperienza vissuta a corte e di come la Regina d’Italia avesse apprezzato la pizza, all’epoca considerato un piatto per poveracci.
Il processo d’identificazione che quello Storytelling scatenò fu straordinario se si considera che, ancora oggi, la pizza alla Margherita è quella più desiderata e richiesta.
Da allora la regola non è cambiata visto che cuochi, ristoratori e anche pizzaioli famosi usano lo Storytelling per far crescere la propria fama, valorizzare al meglio i prodotti e fidelizzare i propri clienti.
Spesso il successo o l’insuccesso di un locale passa attraverso la capacità di narrare la propria storia e la storia di quanto si cucina.
I mezzi per comunicare al meglio ci sono: dal menù all’insegna, alla pagina facebook, agli arredi, ai quadri alle pareti. Oppure quello che dirà il cameriere, (spesso muti o a volte inutilmente e dannosamente chiacchieroni) o quanto potrà dire il gestore quando striscerà la carta di credito per incassare il conto.
Anche in questi casi, molte volte, il silenzio è imbarazzante e non va oltre uno scontato e banale grazie e buonasera.
Peccato, perché anche le meraviglie di una semplice pizza, gli straordinari ingredienti con cui è possibile farcirla, si prestano
sicuramente a racconti coinvolgenti e gustosi. Ma per raccontare bisogna conoscere, bisogna studiare, carpire i segreti di quel cibo, occorre coglierne l’anima e l’essenza. Poi è necessario prepararlo al meglio e infine narrarlo: l’emozione del racconto andrà a completare e rafforzare l’emozione del gusto. In questo modo il cliente vivrà una “esperienza” unica e irripetibile e sarà, scusate se è poco, conquistato, per sempre.


Giuseppe ROTOLO


03/03/2017

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