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Chinotto, cola e aranciata: Ŕ possibile fare una scelta di qualitÓ?

Ma la pizza va bene con una cola, un’aranciata frizzante, un chinotto?

 

chinotto.jpgAndiamo dritti al punto: chi non ha un soft drink in menu e non ha clienti che ordinano aranciata, chinotto o cola con la pizza alzi la mano. Noi non vi vediamo, ma siamo abbastanza certi che al massimo un lettore su 10 alzerebbe la mano: è un dato di fatto: i cosiddetti soft drink sono una presenza quasi fissa nei menu delle pizzerie, siano esse da asporto o da sala. Piacciono e vengono richiesti, a volte per andare incontro ai gusti dei più piccoli, a volte perché l’abbinamento con la pizza è un classico per chi preferisce bere una bevanda analcolica e non desidera bere solo acqua. 

Ma la pizza va bene con una cola, un’aranciata frizzante, un chinotto? 
Il loro gusto, prevalentemente dolce, sposa la sapidità della pizza? Ebbene, un buon vino o una birra sarebbero l’optimum, ma è pur vero che i gusti sono personali e soprattutto non sono innati, ma cambiano. Come si dice: il gusto si educa e chiunque ha pasteggiato con un soft drink davanti ad una fumante pizza, ritenendo il connubio fattibile, anzi buono. La vera domanda, allora è un’altra: se si sceglie un soft drink come bevanda per la pizza, che criteri usare nella proposta? Ecco allora il nostro suggerimento: puntare in menu sulla qualità significa scegliere una bibita dal gusto buono, dove non prevale il sapore dello zucchero. Cosa intendiamo per qualità? Intendiamo scelta delle materie prime. E sì, perché si fa presto a dire cola, chinotto, o aranciata: anche queste bevande frizzanti hanno una propria ricetta, una storia e un processo di produzione che le differenzia da marca a marca, influenzandone il sapore (e la qualità). 

chinotto-2.jpgBere italiano
Iniziamo col dire che, se per esempio parliamo di chinotto, stiamo parlando di un prodotto tradizionalmente legato all’Italia. Rispetto alla storia di tante altre bevande possiamo dire che è una bevanda abbastanza “giovane”, ma è comunque una ricetta italiana. Diverse aziende ne rivendicano la paternità, ma quel che è certo è che viene prodotto in alte quantità nel dopoguerra e che oggi ritrova nel mercato una seconda giovinezza grazie a molti brand attenti alla sua storia e anche all’uso di ingredienti certificati (per esempio chinotti biologici o il chinotto presidio slow food di Savona) o attenti alla scelta del tipo di zucchero (grezzo di canna invece che quello raffinato bianco). Questa bevanda è prodotta, dicevamo, con estratto del Citrus Myrtifolia (chinotto) e altri estratti aromatici vegetali: il suo gusto un po’ amaro, il retrogusto particolarmente fresco e delicato e la briosità lo rendono il soft drink degli intenditori.
I clienti più piccoli chiederanno, probabilmente, più volentieri un’aranciata, più dolce rispetto al chinotto. Anche qui l’attenzione dell’Italia si fa sentire: le nuove leggi hanno innalzato la percentuale di succo anche nei soft drink, passando ad un minimo del 20% sul totale della bevanda. Quindi, le aranciate hanno e sanno più di arancia. Infine, parliamo della “cola”. Tra le più consumate e amate bibite, da grandi e piccoli, entra in pizzeria anche grazie al battage pubblicitario della grande casa statunitense che tutti conoscono. Anche qui è possibile fare una scelta alternativa, e i palati più addestrati dicono di riconoscere subito le differenti sfumature di sapore fra bibita e bibita. Il sapore cambia in base al mix di spezie utilizzate e alla quantità di zucchero presente.
Oggigiorno, possiamo dire, la cola “parla” anch’essa italiano, attraverso la preferenza di ingredienti prodotti in Italia, che siano le spezie, lo zucchero e naturalmente l’acqua minerale scelta come base o tutti quanti gli ingredienti insieme. Dunque, nel panorama dei soft drink è possibile proporre al cliente un prodotto “selezionato”. Rimane, a coda del nostro discorso, la questione “dieta”, essendo spesso queste bevande nel mirino dei media a causa del loro apporto di zuccheri. Niente fa bene o male, sono le dosi che contano. E vale la regola del buon senso: essendo bevande zuccherate è ovvio che non bisogna eccedere, come non bisogna eccedere in nessuna cosa, né in alcolici, né in dolci, né in cibi grassi, né in carne. A voi, dunque, scegliere o meno se puntare sulle referenze “top quality”, dove è possibile trovare bontà e sapore.

 


10/04/2018

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