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FIPE e APCI: il Governo ha dimenticato la ristorazione italiana

Amarezza e sconforto da parte di FIPE – Federazione Italiana Pubblici Esercizi e APCI  – Associazione Professionale Cuochi Itlaiani all’indomani dell’emanazione del nuovo Decreto che recepisce e proroga alcune misure di contenimento e gestione emergenza da COVID-19 e che fornisce misure di sostegno alle imprese.

FIPE e APCI lamentano entrambe l’assenza di un provvedimento a sostegno del mondo della ristorazione, tra i più colpiti in questo periodo di emergenza sanitaria, ma tra i settori trainanti dell’economia italiana.

“I nostri imprenditori e i nostri lavoratori – afferma Roberto Calugi Direttore Generale di FIPEsono stanchi di essere invisibili per i politici e il legislatore. Non si stupiscano quindi se, entrando in un bar o in un ristorante, risulteranno invisibili a loro volta”.

APCI  si associa alla richiesta di FIPE di non dimenticare questo settore, porta bandiera del Made in Italy e fonte di lavoro per tutti coloro che ne fanno una professione. Una grave mancanza, come si legge nella comunicazione di FIPE, per un settore cha ha subito perdite pari all’80% del fatturato.

 “I nostri cuochi e ristoratori – afferma Sonia Re, Direttore Generale di APCIrappresentano un settore che si dimostra da tempo strategico e fondamentale per l’Italia non solo per il peso economico del turismo enogastronomico e dell’indotto che genera, ma anche per il valore culturale e edonistico, che identifica e fa apprezzare il nostro Paese. É doveroso che si prendano misure urgenti per un comparto che merita attenzione e concretezza”


Gli ultimi aggiornamenti per i pubblici esercizi nell’ultimo Decreto

 

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Fipe inoltre informa che il DPCM “ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19” prevede diverse misure per la zona rossa (in Lombardia i Comuni di Bertonico, Casalpusterlengo, Castelgerundo, Castiglione D’Adda, Codogno, Fombio, Maleo, San Fiorano, Somaglia, Terranova dei Passerini; in Veneto il Comune di Vò), la zona gialla (L’Emilia Romagna, la Lombardia, il Veneto, le Province di Pesaro e Urbino, Savona) e il resto del territorio nazionale.

Per quel che riguarda la zona rossa, nell’art. 1 vengono sostanzialmente confermate le misure urgenti di contenimento già previste, tra le quali figura anche la chiusura di tutte le attività commerciali, ad esclusione di quelle di pubblica utilità, dei servizi pubblici essenziali e degli esercizi commerciali per l’acquisto dei beni di prima necessità, secondo le modalità e i limiti indicati con provvedimento del prefetto territorialmente competente.

L’art. 2 detta invece le misure di contenimento da applicare nelle Regioni e nelle Province della zona gialla, tra le quali si evidenzia che rimane consentito lo svolgimento delle attività di ristorazione, bar e pub “a condizione che il servizio sia espletato per i soli posti a sedere e che, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei locali, gli avventori siano messi nelle condizioni di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro”.

Il medesimo articolo, inoltre, prevede la sospensione, fino all’8 marzo, di tutte le manifestazioni organizzate, di carattere non ordinario, nonché degli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, quali, a titolo d’esempio, grandi eventi, cinema, teatri, discoteche, cerimonie religiose .

Sono poi previste delle misure aggiuntive:
per le province di Bergamo, Lodi, Piacenza e Cremona è prevista anche la misura aggiuntiva della “chiusura nelle giornate di sabato e domenica delle medie e grandi strutture di vendita e degli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati, ad esclusione delle farmacie, delle parafarmacie e dei punti vendita di generi alimentari”;
per tutta la Regione Lombardia e la sola provincia di Piacenza è prevista la “sospensione delle attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali, fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza, centri culturali, centri sociali, centri ricreativi”.

È stata estesa a tutto il territorio nazionale la possibilità di ricorrere alla modalità di lavoro agile, per la durata dello stato di emergenza, da parte dei datori di lavoro ad ogni rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza degli accordi individuali. Gli obblighi di informativa previsti dalla legge, sono assolti in via telematica anche ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro.

Infine, vengono dettate delle misure da applicare sull’intero territorio nazionale, tra le quali figurano misure di prevenzione igienico sanitarie (es. lavarsi le mani, evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute, ecc.) e misure di informazione: tra queste ultime, ad esempio, è previsto che i Sindaci e le Associazioni di categoria promuovano la diffusione delle informazioni sulle misure igienico sanitarie presso gli esercizi commerciali.

Sul punto, si ricorda che la FIPE ha divulgato della cartellonistica volta a comunicare agli avventori un messaggio di responsabilità riguardo alle misure di prevenzione e sicurezza adottate dalle imprese di pubblico esercizio in coerenza alle linee dettate dall’Autorità sanitaria e di rassicurazione nei confronti dei turisti stranieri.

 

fonte: www.horecanews.it


24/03/2020

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