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Conte chiama Bottura

Conte chiama Bottura: «Apriamo un Refettorio e un museo della gastronomia a Roma»

Dopo il confronto di venerdì 6 novembre al food festival del Corriere il premier ha telefonato allo chef modenese per collaborare con lui: «Ristoratori, vi staremo accanto»

 

Un confronto se non duro sicuramente serrato. «Chef Bottura, guardiamoci negli occhi: possiamo tenere aperti i luoghi della socialità, quelli che invitano a conoscersi, a rilassarsi, in questo momento in cui il treno del virus ci sta venendo addosso?». «Lei ha ragione, presidente, ma allora non lasciateci soli. Dovete riconoscere il valore dei ristoranti, motore di una filiera, ambasciatori del nostro Paese». Tra il premier Giuseppe Conte e lo chef 3 stelle Michelin Massimo Bottura è un faccia a faccia inedito. Sono loro ad accendere la mattinata del primo giorno di Cibo a Regola d’Arte, il Food festival del Corriere arrivato alla sua undicesima edizione. Questa volta in versione digitale.

 

 La chiamata del premier

Al pomeriggio, poi, la conversazione tra i due prosegue, con una telefonata che appare prodromica a future collaborazioni. Conte infatti, dopo il confronto del mattino chiama Bottura, che proprio dal sito di Cook.Corriere aveva inviato al governo una lettera aperta con le sue cinque idee per salvare i ristoranti italiani. Durata della chiacchierata: 45 minuti. «Caro chef, le prometto che vi staremo accanto e che alle sue richieste lavoreremo» è l’esordio. Poi il premier si fa raccontare il progetto dei Refettori, le mense per l’inclusione sociale inventate da Bottura e inaugurate in giro per il mondo, da Milano a New York. E si illumina: «Perché non ne apriamo uno a Roma?», è la proposta. Ma la chiacchierata non finisce qui. Il presidente del Consiglio ha un’ulteriore idea: «Bisognerebbe avere nella Capitale anche un museo della gastronomia. Perché non ci lavoriamo insieme?».

 

Il progetto «insieme»

Insomma, «insieme» diventa la parola chiave dopo una mattinata in cui le rimostranze erano state invece puntuali: «È una follia dover pagare le tasse in anticipo — ha attaccato lo chef —. Servirebbe l’Iva al 4 per cento. E una decontribuzione del costo del lavoro. Oltre a ristori commisurati al fatturato». Il premier risponde, e quando elude viene richiamato all’ordine. Alla fine l’elenco delle misure è puntuale e contiene anche qualche mea culpa: «Ci siamo resi conto che i ristori messi in campo con il primo lockdown erano modesti, li abbiamo raddoppiati. Faccio un esempio: chi ha ricevuto 2.600 euro ne potrà avere 5.200. Basteranno due settimane per averli accreditati nel conto». E anche: «Capisco il profondo senso di ingiustizia che provano molti ristoratori e mi rendo conto che l’asporto o la consegna a domicilio siano solo palliativi».

 


fonte e foto: www.corriere.it


19/11/2020

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