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La Dieta Mediterranea Patrimonio dell’UmanitÓ.

E la Pizza?

Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei. Anzi ti dirò che fine farai: la connessione cibo-salute è una verità imprescindibile nota e divulgata dal medico di famiglia allo scienziato.
Però nel mondo non è sempre così facile seguire una buona dieta, così si passa dall’estremo americano dove l’obesità è diventata un problema governativo ai paesi più poveri dove la dieta è ipocalorica e carente di vitamine. E da noi? Per noi italiani il cibo, per fortuna, rimane ancora un piacere, la tavola è un momento conviviale, i pasti frutto della tradizione pastorale, marittima o contadina.
Soprattutto, noi italiani, abbiamo la Dieta Mediterranea e con essa la pizza. Non è una fortuna da poco essere figli della Dieta Mediterranea: oggi lo capiamo più che mai grazie al grande riconoscimento ottenuto dall’Unesco che ha fatto di questo regime alimentare Patrimonio non materiale dell’Umanità. Un tesoro che non può rimanere appannaggio di pochi, ma deve appartenere a ogni singolo uomo della terra.
Lo avreste mai immaginato? Chi impasta, chi inforna, chi cucina è detentore di un grande valore, il cibo che ci nutre nel corpo e nello spirito.

L’Unesco
È nel settembre 2008 che inizia tutto, quando l’Italia ha presentato all’Unesco la Dieta Mediterranea come possibile aspirante, candidatura che è poi diventata transnazionale, coinvolgendo anche Spagna, Grecia e Marocco.
Come si legge sul sito dell’Unesco “la denominazione Dieta Mediterranea indica un elemento del patrimonio culturale immateriale relativo alla cultura del mangiare in ambito mediterraneo. Il termine “Dieta” si riferisce all’etimo greco “stile di vita”: è l’insieme delle pratiche, delle rappresentazioni, delle espressioni, delle conoscenze, delle abilità, dei saperi e degli spazi culturali con i quali le popolazioni del Mediterraneo hanno creato e ricreato nel corso dei secoli una continua interazione tra l’ambiente culturale, la organizzazione sociale, l’universo mitico e religioso intorno al mangiare”.
In altre parole la nostra dieta è espressione della cultura al pari di un monumento come il Colosseo.
Seguito l’iter dovuto, da Nairobi è arrivato l’annuncio: il Comitato Esecutivo della Convenzione sul Patrimonio Mondiale Immateriale dell’Umanità riunitosi in Kenya a novembre ha ratificato il parere favorevole di qualche mese prima, e la Dieta Mediterranea è entrata a pieno titolo nell’elenco dei patrimoni dell’umanità, la prima pratica alimentare in assoluto entrata in questa prestigiosa lista.

”Ma tu vuliv a pizza”
Ma l’Italia non si ferma a questo successo: è già in gestazione una nuova candidatura, quella dell’”Arte della pizza” (insieme alla coltivazione ad alberello dello Zibibbo di Pantelleria).
Certo, già adesso la pizza può fregiarsi d’essere patrimonio dell’umanità (perché è il piatto italiano più diffuso al mondo insieme alla pasta), esempio di Dieta Mediterranea eccelso, con il suo impasto di grano, la mozzarella, il pomodoro e tutta la sapienza secolare dei maestri pizzaioli.
Ma per questo piatto simbolo del Tricolore, nato a Napoli, si chiede un riconoscimento ad hoc. La stesura della candidatura dove verranno spiegati per filo e per segno i motivi e le caratteristiche che fanno dell’Arte della Pizza un patrimonio di tutti gli uomini è prevista per il prossimo anno.


La pizza nella Dieta Mediterranea
Come accennato ad inizio articolo, la portata della Dieta Mediterranea non è però solo quella di essere espressione di un popolo, perché essa porta con sé molto di più, uno stile di vita che la comunità scientifica riconosce come in assoluto il migliore per l’uomo moderno.
La Dieta Mediterranea si basa su una piramide dove alla base c’è sia frutta e verdura sia cereali. Seguono i formaggi e l’olio, poi carne e pesce, in vetta i prodotti altamente calorici e raffinati, come salumi e dolciumi.
Come tutti sapete, i prodotti alla base della piramide sono quelli che vanno consumati quotidianamente e in maggiore quantità. Questo stile di vita deriva dalla tradizione contadina ed è un toccasana, spiegano gli esperti.
Camillo Ricordi, dirigente del Diabetes Research Institute di Miami e presidente dell’Ismett di Palermo spiega che una dieta sbagliata danneggia il nostro organismo perché crea un’infiammazione cronica e silenziosa che ci deteriora lentamente: le nostre cellule invecchiano prima, il corpo va incontro a patologie.
Nutrirsi male non è solo ingurgitare cibo scadente, ma anche mangiare in modo meccanico.
Sapete che il pranzo s’è ridotto di mezz’ora, e cioè si mastica meno, si parla meno a tavola, si gode meno dei sapori e della convivialità del cibo?
E la pizza? La pizza è un’ancora di salvezza in un mondo che va veloce.
È perfettamente allineata con i principi della dieta mediterranea: è fatta di cereali (l’impasto), e la si può arricchire a piacere; ad esempio la margherita ha un po’ di verdura (pomodoro) e di proteine (mozzarella). È una pietanza perfettamente bilanciata. Inoltre, ricordiamo che il licopene contenuto nel pomodoro aiuta a prevenire certi tipi di tumori.
La pizza si fa velocemente e si allinea con i bisogni moderni, è il primo fast food della storia italiana, ma senza rinunciare a genuinità, sapore e convivialità.
Se si va di fretta la si mangia per strada, a triangolo oppure piegata a libretto.
Oppure la si mangia comodamente a tavola con forchetta e coltello, insieme agli amici, ridendo e scherzando, a pranzo o cena, in pizzeria o a casa. Come dice l’economista francese Jean-Paul Fitoussi, non è solo il PIL a fare la ricchezza di un Paese, ma anche lo stile di vita di un popolo, compreso la tavola. E almeno da questo punto di vita, gioiamo, con la pizza siamo ricchi!


26/02/2011

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