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La pasta italiana fa il pieno nel mondo

Oggi un piatto su quattro è made in Italy. Tra tradizione, innovazione e sfide globali, il nostro Paese si conferma campione del primo amore della tavola

 

Difficile immaginare un mondo senza pasta. E se oggi un piatto su quattro consumato nel pianeta è made in Italy, non è certo un caso. Dietro quel piatto di spaghetti c’è una lunga storia di eccellenza, passione e – sì – anche sfide complesse. Perché mentre l’Italia resta leader indiscussa della pasta nel mondo, la domanda cresce, il clima cambia e il grano duro – ingrediente fondamentale – non sempre basta.

Nel 2024, l’industria italiana della pasta ha toccato un nuovo record: oltre 4 milioni di tonnellate prodotte, con un incremento del 5% rispetto all’anno precedente. Il 60% finisce oltreconfine, arrivando in oltre 200 Paesi e portando in cassa ben 8,7 miliardi di euro. Ma il vero successo non si misura solo nei numeri: si vede nella fiducia globale verso un prodotto che per molti è sinonimo di casa, comfort food e cultura.

 

news.jpgIl segreto? Qualità, da sempre

Se l’Italia riesce a mantenere questo primato in un mercato globale sempre più competitivo, lo deve alla qualità. La pasta italiana è fatta solo con grano duro, come impone dal 1967 la “legge di purezza” voluta proprio per tutelare questa eccellenza. Ma c’è un rovescio della medaglia: la domanda è così alta che la produzione interna di grano non basta.

Nel 2024, l’agricoltura italiana ha fornito 4,3 milioni di tonnellate di grano duro, interamente acquistate dai pastifici nazionali. Ma il fabbisogno supera i 6 milioni di tonnellate. Per questo motivo, l’industria deve rivolgersi anche ai mercati esteri, cercando sempre le migliori varietà disponibili.

“La nostra è una responsabilità che ci assumiamo con orgoglio – spiega Margherita Mastromauro, presidente dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food –. La qualità della pasta italiana non deve dipendere dal meteo o dal raccolto di un solo campo. Per questo da due secoli i nostri pastai selezionano, miscelano e lavorano i grani migliori disponibili, con la maestria di un pittore con la sua tavolozza”.

 

Una filiera che guarda lontano

Il futuro della pasta italiana non si costruisce solo nei pastifici, ma nei campi. Per questo è nato UniEat, un progetto firmato da Unione Italiana Food insieme a Confagricoltura, che unisce agricoltori, mugnai, sementieri e produttori. Obiettivo? Sostenere la produzione di grano duro italiano di alta qualità, promuovendo sostenibilità, innovazione e collaborazione lungo tutta la filiera.

Grazie a questo “patto di filiera”, negli ultimi anni si sono moltiplicati i contratti tra agricoltori e industria, si sono mappate le aree più vocate alla coltivazione e si è investito in tecnologia per migliorare rese e qualità, tenendo conto delle diverse condizioni climatiche e dei cambiamenti in corso.

“La pasta è molto più di un alimento – continua Mastromauro –. È cultura, identità e un esempio concreto di come la tradizione possa incontrare l’innovazione. Le rese dei nostri campi sono triplicate dagli anni ’60, mentre l’export è passato dal 5% del 1955 al 58% del 2024. Oggi produciamo sei volte più pasta rispetto a 80 anni fa. E non ci fermiamo qui”.

 

news-2.jpgTra successi e sfide globali

 Nonostante il quadro positivo, l’industria pastaria italiana non è immune alle difficoltà: tariffe doganali, instabilità geopolitica, inflazione, aumento dei costi e cambiamenti climatici rappresentano ostacoli concreti. Ma la risposta del settore è chiara: più collaborazione, più sostenibilità, più qualità.

 

Il World Durum and Pasta Forum, l’appuntamento internazionale dedicato al grano duro e alla pasta, ha acceso i riflettori su questi temi, chiamando a raccolta operatori da tutto il mondo. Un’occasione per fare il punto e guardare avanti, insieme.

Perché se la pasta italiana continua a conquistare il mondo, è grazie a un mix vincente di sapere artigianale, ricerca, rispetto delle materie prime e una visione del futuro che non dimentica mai le sue radici.


07/10/2025

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